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I successi delle donne della Pesca: Associazione Penelope e Cooperativa Bio Mare

Riconoscimento della figura del coadiuvante.

donne e pesciIn questi giorni l’onorevole del Pd Laura Venittelli, responsabile nazionale per la Pesca e l’acquacoltura, ha annunciato il raggiungimento di un altro obiettivo, maturato nell’ambito del testo unico sul settore ittico attualmente al vaglio della XIII Commissione.
“Passo dopo passo il mondo della pesca sta assumendo i connotati di un settore all’avanguardia, dove le conquiste in materia di diritti degli operatori sono assidue e frequenti. L’ultimo è di oggi, con l’approvazione dell’emendamento che consente il riconoscimento della figura del coadiuvante che presta la propria opera nell’impresa di pesca, peraltro ribadendo il principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma e garantendo tutele le garanzie ai familiari che prestano la propria attività di lavoro nell’impresa ittica di famiglia”.

Le donne che lavorano nella pesca ci sono sempre state, un tempo, le mogli dei pescatori, quando non c’era ancora il bollettino meteo, si svegliavano prima dell’alba per verificare le condizioni del mare e riferirle al marito. Il metodo era un’antica conoscenza che consisteva nel passare il palmo della mano sul davanzale: se era bagnato significava che il mare sarebbe stato calmo, se era umido c’era brezza ma si poteva uscire, mentre, se era asciutto significava che ci sarebbe stato vento grosso e mare in burrasca. (Gianmichele Lisai – 101 storie sulla sardegna che non ti hanno mai raccontato. Cap. 49 la secca delle vedove).

Oggi, le donne hanno iniziato ad occuparsi di tutte le mansioni di terra: commercializzazione, amministrazione, cura dei rapporti con i cantieri, le cooperative di servizi e le Capitanerie.
Alle due del mattino le donne arrivano, organizzano i loro furgoni, caricano e scaricano il pescato dalle barche.  Lavorano fino alle 7, quando la vendita all’ingrosso finisce: in tempo per passare da casa, preparare la colazione ai figli e portarli a scuola. Il loro lavoro è vitale per la sostenibilità economica delle piccole imprese, che costituiscono il 70% dell’intera flotta nazionale. È la “piccola pesca costiera” a basso impatto ambientale, che naviga su imbarcazioni di 12 metri, i cui comandanti sono i proprietari stessi e su cui si utilizzano attrezzi che riducono al minimo gli scarti.
Queste donne però, sono state sempre una presenza silenziosa, senza riconoscimenti e tutele per il loro ruolo di collaboratrici dell’impresa ittica familiare fino a quando un gruppo di lavoratrici della pesca decisero, nel 2004, di costituire un’associazione per essere conosciute e riconosciute.

Nacque così, ad Ancona, l’associazione  “Penelope – Donne nella pesca”, l’unica associazione legalmente riconosciuta e impegnata nell’affermazione del ruolo sociale svolto dalle donne nel mondo della pesca.
L’associazione si occupa principalmente di amministrazione e commercializzazione del pescato delle proprie imprese familiari ma mira a risolvere le problematiche delle piccole imprese del settore ittico e a promuovere la conoscenza del mondo della pesca e delle sue tradizioni, di cui c’è ancora molto da dire.
Negli anni, l’associazione Penelope è confluita nella rete europea di donne della pesca denominata AKTEA che è stata presentata ufficialmente nel maggio 2006 nell’ambito della Fiera Internazionale della Pesca di Ancona. Aktea è una rete europea che raccoglie le associazioni delle donne della pesca di ben 11 paesi: Italia, Francia, Grecia, Spagna, Portogallo, Norvegia, Belgio, Olanda, Irlanda del Nord, Inghilterra e Irlanda.
Adriana Celestini, presidente dell’associazione Penelope,  è stata eletta presidente dell’Aktea in Irlanda e si impegnerà per “ottenere tutele e garanzie per il lavoro delle donne della pesca italiane come nel resto d’Europa”.

Ci sono poi donne che non rimangono a terra ma pescano e distribuiscono il loro pesce. Un esempio è la Cooperativa di pesca femminile Bio Mare. La cooperativa adotta un sistema di pesca sostenibile e rispettoso della fauna marina. Usano reti larghe e catturano solo pesci adulti che si sono già riprodotti, fanno la raccolta differenziata a bordo dei pescherecci e seguono la stagionalità del mare. La giornata delle ragazze comincia presto, escono in barca verso le 5.30 del mattino, rimangono in mare un paio d’ore e al ritorno vendono il pesce ai vari distributori. Quello che avanza lo utilizzano per la produzione gastronomica, completamente biologica. Tutte le ricette sono a base di prodotti locali, per garantire la filiera corta. Il laboratorio è stato aperto grazie ai 12.500 euro vinti con un bando del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali del settembre 2011 e rifornisce oltre 100 gruppi di acquisto solidale a cui consegnano direttamente i loro prodotti. Il loro punto di forza è l’attenzione al cliente, sanno chi vuole il pesce sfilettato e chi lo preferisce al naturale.  Tra i sogni delle donne della cooperativa ci sono quello di avere una barca propria e aprire un ristorante biologico.

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