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RELAZIONE UE PER LA CERTIFICAZIONE ECOLOGICA DEI PRODOTTI DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA.

pexels-photo-96379Il 18 maggio 2016 a Bruxelles la Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio ha presentato una relazione sulla fattibilità di creare un sistema di certificazione ecologica per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura sulla base di uno studio volto ad analizzare i marchi di qualità ecologica esistenti e rivedendo il marchio volontario Ecolabel UE.

Diversamente dal settore della pesca, in cui l’attenzione è rivolta principalmente alla conservazione degli stock, nell’acquacoltura l’enfasi è posta essenzialmente sulle potenziali esternalità negative generate dalla produzione, come ad esempio la perturbazione degli ecosistemi naturali o l’inquinamento delle acque.

Una particolarità dei marchi di qualità ecologica per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura è che, nella maggior parte dei casi, essi sono privati e internazionali, mentre non esiste alcun marchio pubblico che soddisfi i requisiti stabiliti per i marchi di qualità ecologica ISO14024 tipo I, definiti dall’Organizzazione Internazionale per la normazione (ISO) per le certificazioni ecologiche e le dichiarazioni ambientali.
Nel 2014 l’ISO ha inoltre iniziato a sviluppare una norma sui requisiti minimi per la certificazione di prodotti della pesca marittima sostenibile, la cui pubblicazione è prevista per il 2017- 2018.

I principali consumatori di prodotti della pesca (consumo pro capite) non corrispondono ai principali acquirenti di prodotti recanti un marchio di qualità ecologica. In paesi quali la Francia, l’Italia, il Portogallo e la Spagna, in cui i consumatori acquistano soprattutto prodotti freschi, i marchi di qualità ecologica e le certificazioni svolgono un ruolo secondario. D’altra parte, i prodotti recanti un marchio di qualità ecologica si sono affermati in alcuni Stati membri, quali la Germania e il Regno Unito.

I principali marchi di qualità ecologica privati sono attualmente il Marine Stewardship Council (MSC), che per il 2014 ha dichiarato la certificazione di 8,8 milioni di tonnellate di catture di pesce selvatico (ossia, il 10% degli sbarchi mondiali), Friends of Sea (FoS), per cui i dati disponibili forniti dalla FAO indicano la certificazione di circa 10 milioni di tonnellate di prodotti nel 2011, le norme in materia di acquacoltura GLOBALG.A.P., i cui dati indicano la certificazione di più di 2 milioni di tonnellate di prodotti nel 2013, e l’Aquaculture Stewardship Council
(ASC), che ha dichiarato oltre 400000 tonnellate di prodotti certificati nel 2014.

Recentemente, i produttori degli Stati membri dell’UE hanno avviato procedure di certificazione dei loro prodotti, in particolare per le attività di pesca. Ciò indica una nuova tendenza nel mercato, considerato che sino a ora la maggior parte dei prodotti recanti un marchio di qualità ecologica venduti nell’UE era importata.

La relazione ha messo in evidenza una serie di problemi legati ai marchi di qualità ecologica.

In primo luogo, la credibilità delle dichiarazioni è connessa all’esistenza di una solida procedura di certificazione, nonché sulle relative norme e sulla trasparenza della procedura di certificazione.

In secondo luogo, la possibilità di confusione permea tutti i livelli della catena di approvvigionamento. I produttori possono non sapere a quale marchio di qualità ecologica riferirsi per la certificazione, poiché ciò dipende dalla scelta dei rivenditori e dalle caratteristiche specifiche di ogni mercato.
A loro volta, i rivenditori devono scegliere marchi di qualità ecologica che offrano lamigliore garanzia per la loro immagine. Infine, i consumatori possono non essere a conoscenza di cosa rappresenti ogni marchio di qualità ecologica.

Una terza questione concerne l’ingresso sul mercato e i costi per gli operatori. La certificazione nell’ambito dei sistemi di marchi di qualità ecologica comporta verifiche, ispezioni e valutazioni. Inoltre, è possibile che debbano essere sostenuti altri costi, ad esempio, per l’uso del logo del marchio di qualità ecologica.
Questa procedura comporta costi e oneri amministrativi, non necessariamente rispecchiati nei prezzi di vendita per il produttore. I costi annessi alla certificazione sono di particolare importanza per i piccoli produttori. In alcuni sistemi si è fatto ricorso alle risorse proprie per istituire programmi di sensibilizzazione e le ONG sostengono attivamente la certificazione per i piccoli produttori.

Ai fini dell’analisi di fattibilità, sono state individuate tre possibilità di azione da parte dell’UE: uso efficace degli strumenti disponibili, rafforzare il controllo delle normative vigenti e sostenere ulteriormente gli strumenti esistenti, tra cui le misure a favore della commercializzazione di cui all’articolo 68 del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Potrebbe essere valutata la possibilità di includere i prodotti della pesca e dell’acquacoltura nell’Ecolabel UE, considerato che i prodotti alimentari sono già ammissibili in questo quadro. In base all’attuale esperienza nell’elaborazione di criteri, il processo di definizione di nuovi criteri richiederebbe almeno tre anni e l’investimento di risorse. È doveroso ricordare che l’acquacoltura biologica è regolamentata e che un’analisi condotta nel 2011 non ha portato a conclusioni definitive sulla fattibilità e il valore aggiunto della definizione di criteri relativi al marchio di qualità ecologica dell’UE per integrare le prestazioni ambientali dei prodotti alimentari.

L’Ecolabel UE (Regolamento CE n. 66/2010) è il marchio dell’Unione europea di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale, che possono così diversificarsi dai concorrenti presenti sul mercato, mantenendo comunque elevati standard prestazionali. Infatti, l’etichetta attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita.

Esaminandoli complessivamente, assieme ad altri settori, i marchi di qualità ecologica per i prodotti della pesca e dell’acquacoltura non presentano particolari specificità.
Si discute molto del ruolo dei consumatori e la domanda di marchi di qualità ecologica è spesso ritenuta un presupposto. Tuttavia, la relazione fondamentale è quella tra fornitore e venditore. I marchi di qualità ecologica possono contribuire a evitare una proliferazione ancor maggiore di certificazioni basate sul rivenditore o
di autodichiarazioni.

Per istituire un sistema di certificazione a livello dell’Unione, dovrebbe essere adottata una nuova legislazione. Date le differenze nella penetrazione sul mercato dei prodotti recanti un marchio di qualità tra Stati membri e lo stato prematuro dell’attuazione dei sistemi nazionali, un intervento a livello di UE potrebbe essere contestato sotto il profilo della sussidiarietà. Analogamente, l’impossibilità di rilevare le esplicite carenze del mercato potrebbe sollevare domande sul valore aggiunto dell’azione dell’UE e la proporzionalità di questa scelta. I costi di questa opzione sono significativi. La PCP dovrebbe apportare, al più tardi entro il 2020, risultati in termini di sostenibilità, in parte riducendo la necessità di un marchio di qualità pubblico quale motore per la sostenibilità. Inoltre, il duplice ruolo dell’UE nel miglioramento della sostenibilità ambientale per mezzo della PCP e nella definizione di criteri per la valutazione della sostenibilità può sollevare interrogativi in termini di coerenza.

Fonte: Commissione Europea Pesca

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