Regione Lazio, parti sociali e operatori della pesca si sono incontrati oggi nella Sala Mechelli del Consiglio regionale per tracciare insieme le “nuove rotte” di un settore chiamato a coniugare sostenibilità, innovazione e tenuta economica del comparto.
Il convegno, promosso dalla Confsal Pesca con il titolo “I pescatori dialogano con la Regione: le nuove rotte nel Lazio per un settore in evoluzione”, ha riunito una parte significativa della pesca laziale e i suoi principali interlocutori istituzionali e sociali.
Obiettivo dell’incontro: trasformare l’esperienza quotidiana dei pescatori, delle marinerie e delle comunità costiere in orientamenti utili per le politiche regionali
A coordinare il confronto è stato Rogero Fiorentino, che ha dato voce alle diverse sensibilità presenti nel settore, tenendo insieme analisi, testimonianze e proposte operative. Sono intervenuti, per Confsal pesca, Flaminia Mariani, e per il mondo cooperativo e associativo Raffaele Contino (Cooperativa Serafina), Gennaro Scognamiglio (Unci Agroalimentare), Marta Massaro (Coop. Cavalluccio Marino), Annamaria Mele (Anapi Pesca), Salvatore Cicatello (Coop. Marinai e Caratisti) e Omero Schiumarini (Agripesca Lazio), a testimonianza di una filiera ampia e articolata. Il confronto con le istituzioni è stato assicurato dalla presenza dei consiglieri regionali Marco Bertucci ed Emanuela Mari e dell’assessore regionale alla pesca Giancarlo Righini, che hanno raccolto le istanze del comparto e sottolineato l’impegno della Regione “mai come oggi nel passato” nel sostegno “in modo tempestivo” alla pesca e all’economia del mare con vari provvedimenti. Fondamentale anche il contributo tecnico e di controllo garantito da Aldo Benevelli dell’ASL 3 Regione Lazio e dal capitano Santo Altavilla della Capitaneria di Porto di Civitavecchia, a conferma di un approccio che tiene insieme sicurezza alimentare, legalità e tutela dei lavoratori. Presente anche Roberto Aleandri, Direttore regionale della Direzione Agricoltura e Pesca. Al Capitano Paolo Pignalosa di Oceanis, esperto internazionale del settore, poi, la conclusio orationis.
Nel corso dell’incontro è emersa con forza l’idea che il mare sia non solo spazio di lavoro, ma anche spazio di conoscenza: i cambiamenti climatici, ambientali ed economici si vedono prima sulle banchine che nei documenti, e per questo il dialogo strutturato con le istituzioni diventa decisivo.
Le politiche per la pesca, è stato sottolineato, non possono nascere solo “nei luoghi in cui si scrivono le norme”, ma devono nutrirsi delle difficoltà operative, delle innovazioni spontanee e delle competenze sedimentate nelle marinerie del Lazio.
Gli interventi hanno insistito sulla necessità di rafforzare le connessioni tra associazioni, cooperative, mondo della ricerca e amministrazione regionale, oltre che col MASAF ovviamente, per costruire una filiera più competitiva, resiliente e sostenibile, anche alla luce delle opportunità offerte dalla programmazione europea e nazionale. In quest’ottica, le esperienze locali – dai progetti di valorizzazione della piccola pesca alle iniziative di diversificazione verso turismo e servizi – sono state presentate come modelli da sostenere e mettere a sistema, evitando decisioni calate dall’alto e scollegate dalle realtà portuali.
Un passaggio centrale dei lavori ha riguardato il ruolo delle organizzazioni che fanno da ponte tra i pescatori e la politica: sindacati, associazioni di categoria e cooperative sono “interpreti di esigenze complesse”, capaci di tradurre linguaggi diversi e individuare priorità condivise. Confsal pesca, promotrice dell’iniziativa, ha rivendicato l’importanza di continuare a presidiare questi spazi di confronto per dare voce al lavoro in mare, contrastare la frammentazione del settore e contribuire alla definizione di strumenti concreti su ristori, sostegni alla redditività, cisoa, ricambio generazionale, formazione e sicurezza.
Un impegno che prosegue? Sicuramente! Dai lavori è emersa infatti la consapevolezza che il futuro della pesca laziale passi dalla capacità di connettere competenze, territori e livelli istituzionali, in modo da coniugare tutela dell’ambiente marino, equilibrio economico delle imprese e salvaguardia dell’occupazione.
“Il mare cambia, e con esso cambiano le sfide della pesca”: per affrontarle, è stato ribadito in chiusura, servono nuove rotte ma soprattutto la volontà di continuare a dialogare, perché le politiche migliori nascono sempre dall’incontro tra chi decide e chi il mare lo conosce e lo vive ogni giorno.
