Confsal pesca, sindacato dei lavoratori del settore ittico, esprime profondo cordoglio per la tragica morte di due pescatori sardi, Antonio Morlè e Enrico Piras, entrambi di Tortolì, nel naufragio del motopeschereccio “Luigino” avvenuto ieri, 11 febbraio, al largo di Santa Maria Navarrese, in Ogliastra. Un terzo marinaio, Antonio Lovicario, è stato salvato dal peschereccio “Zeus”, ma le operazioni di recupero dei corpi, complicato dal mare in burrasca e dal fondale a 200 metri, sono rese difficili dalle avverse condizioni meteo.
“Vicini alle famiglie delle vittime e alla comunità dell’Ogliastra, la nostra Federazione piange questi lavoratori che, come tanti colleghi, rischiano la vita ogni giorno per garantire soprattutto un alimento essenziale al Paese. Ma il mare, presidio economico e culturale della Sardegna, – continua la Confsal pesca – si conferma per la pesca uno dei luoghi con l’indice di rischio più alto in Italia, dove condizioni meteo estreme, flotte obsolete e costi insostenibili amplificano i pericoli“.
Le prime ricostruzioni attribuiscono l’affondamento a cause da accertare, ma verosimilmente legate al maltempo con raffiche di vento e mare agitato, che hanno ostacolato i soccorsi della Guardia Costiera con motovedetta CP811 ed elicottero Nemo 11. Questo ennesimo dramma evidenzia carenze croniche: imbarcazioni non ammodernate, dotazioni di sicurezza inadeguate e mancanza di formazione specifica per emergenze in burrasca.
“Come Confsal pesca – agroalimentare, chiediamo l’apertura immediata di un tavolo nazionale e regionale sulla sicurezza nella pesca, con investimenti per il rinnovo della flotta, controlli rigorosi supportati da incentivi economici e potenziamento degli ammortizzatori sociali per i pescatori. È intollerabile morire di lavoro nel 2026: la sicurezza non è un costo, ma un diritto inalienabile per chi cerca di sbarcare il lunario sulle nostre coste. Ringraziando la Guardia Costiera per l’impegno, il nostro sindacato si riserva di monitorare le indagini e di mobilitarsi al fianco dei lavoratori“.
